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	<title>Il nuovo paese &#187; FOCUS IL NUOVO PAESE</title>
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		<title>La psicologia archetipica di James Hillman con i segni tipici dell&#8217;inconscio collettivo</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 17:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS IL NUOVO PAESE]]></category>
		<category><![CDATA[Alchimia & dintorni: James Hillman]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;origine del &#8220;mito&#8221; nella coscienza collettiva dell&#8217;uomo secondo James Hillman (Foto di Gerd Altmann da Pixabay) Riprendiamo con questo primo articolo su James Hillman, psicologo seguace delle teorie di Jung, la rubrica &#8220;Alchimia &#38; Dintorni&#8221;, a firma di Aleister. di Aleister James Hillman 2004 (Wikimedia Commons &#8211; Immagine Google Creative Commons Attribution) NATO IN America nel 1926 da una famiglia ebrea e morto nel 2011, James Hillman ha diviso la sua esistenza tra America ed Europa. Psicologo di scuola junghiana, si è dedicato alla carriera accademica per poi dirigere una casa editrice (Spring Publications) proprio allo scopo di diffondere le opere junghiane insieme alle proprie idee. Il concetto di psicologia archetipica era già stato delineato da Jung, ma Hillman lo sviluppa sostenendo che gli archetipi sono le forme primarie delle esperienze vissute dall’umanità nello sviluppo della propria coscienza, e sono condivisi da tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Sono immagini elaborate e stratificatesi nel corso del tempo (per Hillman tutto ciò che percepiamo attraverso i sensi è immagine). Questi simboli costituiscono l’inconscio collettivo, che preesiste alla psiche individuale, che contribuisce a formare. Anche il concetto di psicologia analitica, delineato da Jung, è precisato ed elaborato da Hillman: l’analisi [...]]]></description>
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		<title>“La guerra per il Mezzogiorno” per l&#8217;Unità d&#8217;Italia: molte le verità, alcune nascoste</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 15:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS IL NUOVO PAESE]]></category>
		<category><![CDATA[borboni e briganti contro gli italiani; il libro di Carmine Pinto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Oreste Roberto Lanza La copertina del libro di Carmine Pinto &#8220;La guerra del Mezzogiorno&#8221; Trecentonovantaquattro pagine, sessantacinque di bibliografie con note e documentazione varie, cartine dell’epoca, e indici dei nomi. Un libro completo quello dal titolo “La guerra per il Mezzogiorno”, di Carmine Pinto, professore ordinario di storia contemporanea presso l’università di Salerno. Un libro che porta con sé diversi riconoscimenti: vincitore del premio Basilicata 2019 Saggistica storica nazionale, premio Fiuggi storia saggistica 2019, premio città di Montesano 2019, premio Sele d’Oro 2019 saggistica, premio Rende book festival 2019, premio letterario città di Siderno 2019 saggistica premio Fiuggi storia 2019 saggistica. La prima guerra italiana si combatté nel Mezzogiorno d&#8217;Italia. Tra il 1860 e il 1870, il movimento unitario e le istituzioni del nuovo Stato si scontrarono con borbonici e briganti napoletani. Un libro quello di Carmine Pinto che racconta, con cura, il conflitto civile tra opposti progetti di Stato e di patria. I borbonici continuarono a resistere anche negli anni successivi. Fu così che, nell’esplosione generale del regno, furono organizzati gruppi e bande che richiamarono il vecchio brigantaggio. Pagine che analizzano un conflitto tra il nuovo stato italiano e le sue componenti politiche, particolarmente radicate nel Mezzogiorno, contro i [...]]]></description>
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		<title>«La mia attenzione è per un insegnamento che si rivolga all&#8217;uomo in quanto uomo»</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 22:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS IL NUOVO PAESE]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Pagano; pedagogia ermeneutica]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendiamo la collaborazione “storica” (essendo una delle firme prestigiose della nostra testata sin dai primi numeri cartacei, che risalgono al 1993) col professor Mario Castellana (già Università del Salento), che torna con la sua rubrica di interviste con personalità emergenti del nostro territorio. Questo primo incontro è con Pierluca Turnone, professore associato di Pedagogia generale e sociale (PAED-01/A) alla Facoltà di Scienze umane, della formazione e dello sport dell’Università Pegaso (Napoli). Ricerca e metodologia ermeneutica per una nuova scuola  Alunni &#38; insegnanti (Foto Pixabay) Pierluca Turnone Professor Turnone, dove ha compiuto i suoi studi? «Dopo il diploma liceale, ho conseguito la laurea in Filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma, dove ho potuto approfondire alcune questioni ultimative poste da Immanuel Kant e successivamente dagli autori più rappresentativi della filosofia classica tedesca. Per tale ragione, ho in seguito optato per il curriculum magistrale internazionale Deutscher Idealismus und moderne europäische Philosophie, conseguendo un doppio titolo presso La Sapienza e la Friedrich-Schiller-Universität di Jena. Sono quindi rientrato a Taranto, mia città natale, dopo essere stato ammesso a frequentare il corso di dottorato in “Diritti, economie e culture del Mediterraneo” (Dipartimento jonico, Università di Bari), dedicando i miei interessi di ricerca prevalentemente alla filosofia dell’educazione e [...]]]></description>
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		<title>Daniele Mannino: «Questa è la mia vita ad Amsterdam, tra lavoro e nostalgia»</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2024 16:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS IL NUOVO PAESE]]></category>
		<category><![CDATA[I volti dell'emigrazione; Daniele Mannino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Valeria Meli Valeria Meli La chiamano “fuga di cervelli” ed è un fenomeno inesorabilmente in crescita. Secondo i dati Istat più aggiornati, ogni anno, tra il 2002 e il 2021 sono stati circa 1,4 milioni gli italiani che hanno lasciato il nostro paese per trasferirsi all’estero, in media oltre 71 mila ogni anno. È un fenomeno che ha dei risvolti sociali ed economici per l’intero paese, ma soprattutto emotivi e affettivi per chi vive il trasferimento in prima persona, allontanandosi dalla famiglia e dagli affetti e caricandosi sulle proprie spalle le difficoltà di integrazione in un nuovo ambiente caratterizzato da una  sua cultura e da stili di vita spesso completamente diversi ai nostri. Per approfondire il tema abbiamo intervistato alcuni italiani all’estero che ci hanno parlato della loro esperienza fuori dall’Italia. Oggi vi raccontiamo la storia di Daniele Mannino, classe 1982, che vive ad Amsterdam dal 2014. Daniele Mannino Daniele, innanzitutto  grazie per aver accettato il nostro invito a raccontarci la tua storia; una storia di un italiano che, come tanti altri, ha dovuto rimboccarsi le maniche e tentare di realizzarsi fuori da suo paese. Puoi raccontarci il tuo percorso? «Certamente! Sono nato e cresciuto ad Agrigento ma fin [...]]]></description>
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		<title>Nuova commissione d&#8217;inchiesta e si torna a indagare sull&#8217;affaire Moro</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 18:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS IL NUOVO PAESE]]></category>
		<category><![CDATA[Si torna a indagare su via Fani]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel momento in cui pubblichiamo questa nota, è venerdì 13 marzo 2015. Fra tre giorni, ricorre dunque l’anniversario della strage di via Fani a Roma. Da lunedì prossimo, cioè il 16 marzo, saranno intercorsi giusto 37 anni (oltre 13 mila e cinquecentoquattordici giorni, tenendo conto degli anni bisestili) dal giorno in cui un commando delle Brigate rosse rapiva Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana, previo annientamento della sua scorta: cinque uomini venivano trucidati senza alcun pietà e possibile retro-pensiero. Nonostante cinque processi svolti, la costituzione di una prima commissione parlamentare d’inchiesta, di quattro commissioni sul terrorismo, di una commissione P2 e, ora, dallo scorso anno, la costituzione di un’altra commissione parlamentare d’inchiesta, non si finisce di indagare su quei fatti che tennero sospesa per cinquantacinque giorni (cioè sino al ritrovamento del cadavere dell’on. Moro, avvenuto il 9 maggio 1978 in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci) la vita di un’intera nazione. Lo scorso 22 febbraio, gli agenti della polizia scientifica hanno fatto un sopralluogo in via Fani, con lo scopo di fare rilievi importanti sulla strada che fu teatro del rapimento dello statista democristiano e della strage della sua scorta. In proposito sarebbe [...]]]></description>
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