[1]Insegnare a leggere sin da bambini è l’unico modo per abituarci a riprendere in mano un libro cartaceo (immagine Qiangxuer, da Pixabay)
Sembrerà strano, ma in questi ultimi due-tre anni sono cresciuti in Italia i lettori di libri. Non di molto, ma sono comunque cresciuti del 3-4 per cento secondo alcuni dati. Sono aumentati soprattutto tra i giovani e tra i bambini. Anche se è – dobbiamo dire – diminuita l’intensità periodica con i quali si legge un libro. E la lettura, come è facile immaginare in questi tempi caratterizzati da un uso intenso di strumenti informatici, avviene soprattutto attraverso cellulari, tablet e Pc. Ma dove la mettiamo l’emozione di sfogliare un libro cartaceo, la felicità che ci prende nel girare manualmente una pagina dopo l’altra? Senza considerare che su ognuna di essa vi è poi la possibilità di farla nostra davvero attraverso annotazioni personali e segni particolari. Bisognerebbe, per riavvicinare un gran numero di persone alla lettura di un libro, abituare le nuove generazioni all’importanza nel leggere un libro cartaceo, che dopo averlo letto diventa “prezioso” per ogni lettore nel vero senso della parola, che quasi con sofferto distacco lo colloca con un piccolo gesto amorevole di cui molto spesso non si rende conto nella propria libreria, piccola o grande che sia. E lì rimane a sua disposizione fino a che non lo riprende, anche dopo diverso tempo, per rileggerlo e rivivere insieme ad lui le stesse, ma anche diverse (perché no?!), coinvolgenti emozioni provate nel leggerlo la prima volta.
Continua nel frattempo il nostro “viaggio” tra i libri da leggere. Parliamo in questa occasione del thriller di Valerie Keogh, «La libraia». Un libro che tiene i lettori incollati alle sue pagine e che presenta un finale inatteso.
di Francesco Caroli
«LA LIBRAIA» di Valerie Keogh è stato uno dei libri letti in quest’ultimo periodo. Scoperto quasi per caso in uno scaffale di un supermercato tra detersivi e offerte esclusive di generi alimentari, è stata una lettura che si è esaurita in due-tre giorni. Dalla prima all’ultima pagina, quel libro è riuscito ad acchiappare l’attenzione senza soluzione di continuità. Come mai?
Il romanzo di Valerie Keogh parla sì di libri, ma lo fa da un’angolazione particolare: quello di una donna che sin da bambina ha amato leggere e che dopo essere stata messa in libertà vigilata (ha ammazzato il compagno con una coltellata per difendersi dalle sue continue violenze domestiche), desidera aprire una libreria di libri usati.
«… Libri di seconda mano. Libri che avevano vissuto. Che erano stati letti da altri. Libri che erano stati rovinati, con gli angoli delle pagine piegati. Libri sui quali i lettori avevano scarabocchiato parole a margine, parole di disaccordo o di consenso, o avevano firmato affettuose dediche per qualche amico o parente.»
Ma «La libraia» non è un romanzo “tenero”, edulcorato, pieno di buoni sentimenti sul valore della lettura. Anzi, è il contrario. È un thriller dai contorni bui, come buie sono le notti passate dalla protagonista del romanzo, Helen Appleby, in perenne attesa che un qualcosa di eclatante e violento riesca a distruggere il suo sogno di un’esistenza tranquilla tra i libri della sua piccola libreria, nel cercare di rifarsi una vita dopo gli anni passati in carcere.
Ma chi poteva fare ancora del male ad Helen?
«Qualcuno che
non amava i libri»? Perché «chi ama i libri è una brava persona»? La stessa protagonista non ne è convinta:
«Helen la pensava diversamente. Lei amava i libri, la magia delle parole racchiuse tra le copertine, la possibilità di farsi trasportare in epoche e luoghi diversi, o di diventare un’altra per qualche ora, ma tutto ciò non la rendeva affatto una brava persona.»
Perché erano stati «proprio i libri a impedire a Helen di essere inghiottita dalle tenebre che la vita continuava a gettarle addosso. La verità non era tanto che amava i libri, quanto piuttosto che ne aveva bisogno». Ne aveva bisogno soprattutto per difendersi da qualcuno che cercava di mettere in atto tutte le azioni possibili e inimmaginabili per distruggerla e riportarla in carcere. È in questa altalena di alti e bassi, che l’autrice ci porta pagina dopo pagina a un finale inatteso per la stessa protagonista. Un finale dal quale riemerge come perla luminosa dalle profondità marine un “libro prezioso”: «Nel nostro tempo» di Ernest Hemingway, pubblicato per la prima volta nel 1924. E che, dopo circa cento anni dalla sua pubblicazione, nel 2023, una «copia piuttosto consumata» veniva venduta all’asta per «277.200 dollari».
Valerie Keogh, nata a Dublino in Irlanda e residente in Inghilterra, nel Wiltshire col marito e un gatto, «è cresciuta – come informa la sua breve biografia nel risvolto della quarta di copertina del libro – leggendo i romanzi di Agatha Christie e così, quando ha iniziato a scrivere, ha deciso di privilegiare i thriller. Prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, ha conseguito un’abilitazione come infermiera. Ha un master in Letteratura americana».


