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	<title>Il nuovo paese &#187; Leggi tu; leggo anche io; i buoni libri</title>
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		<title>Tra le cinquantacinque «città invisibili» di Italo Calvino c&#8217;è anche la nostra città</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 16:52:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Leggi tu; leggo anche io; i buoni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa volta il nostro “viaggio” tra i libri che prima o poi bisogna leggere si ferma tra le cinquantacinque «Città invisibili» di Italo Calvino. Il motivo – vi chiederete – di questa nostra “sosta”? Perché, come sostiene Marco Polo, uno dei due personaggi principali del libro, «anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.» di Francesco Caroli La copertina de &#8220;Le città invisibili&#8221; di Italo Calvino nell&#8217;edizione Oscar Mondadori (2002) DICIAMO CHE che fu un caso che chi scrive entrò in una libreria, la  «Laterza» di Bari, posta all’inizio di Via Sparano, una delle vie più eleganti del capoluogo pugliese, per acquistare «Le città invisibili» di Italo Calvino, nell’edizione tascabile Oscar Mondadori del 2002. Si era all’inizio di un dolce settembre, con le giornate ancora calde ma non più afose, ed era al sottoscritto stato appena affidato da un quotidiano il compito di condurre un’inchiesta giornalistica tra alcune città pugliesi, che doveva avere appunto il titolo del romanzo di Calvino. La lettura di quel libro fu una [...]]]></description>
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		<title>Tra tradimenti e flussi di coscienza il racconto vitale dell&#8217;«Ulisse» di James Joyce</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 18:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proseguiamo il nostro &#8220;viaggio&#8221; tra i libri che vale la pena leggere almeno una volta nella propria vita. In questo caso puntiamo il nostro sguardo sull&#8217;Ulisse di James Joyce. Un romanzo che rappresenta una pietra miliare nell&#8217;intera narrativa mondiale.  di Francesco Caroli Come leggere la &#8220;moderna&#8221; Odissea di Joyce&#8221;? (Immagine Djovan &#8211; Pixabay) UNO DEI LIBRI più impegnativi – potremmo anche dire “difficili” – da leggere è senza alcun dubbio l’Ulisse di James Joyce. Ne è testimone il fatto che sua moglie Nora spesso gli chiedesse: «Perché non scrivi libri che la gente possa capire?» Nonostante ciò l’Ulisse (in inglese Ulysses) di Joyce viene considerato dalla critica uno dei romanzi più importanti della letteratura del XX secolo, una specie di pietra miliare del romanzo moderno. Soprattutto per il suo stile narrativo, che attraversa vari registri, andando dal parodistico al dottrinale. Ma moltissime parti della trama sono sviluppate con quella tecnica narrativa denominata “flusso di coscienza”, dove i pensieri del protagonista vengono descritti senza usare alcuna punteggiatura, per definire appunto «la contemporaneità e l’intricato processo cognitivo che sottostà ai processi mentali dell’io narrante». Ma anche le normali parti descrittive del romanzo sono di difficile interpretazione. Leggiamo in proposito l’incipit: Statuario, il pingue [...]]]></description>
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		<title>In Giappone, uomini senza donne bussano alla casa delle belle addormentate</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 15:50:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proseguiamo a settimane alterne il nostro &#8220;viaggio&#8221; tra i libri che vale la pena leggere. Questa volta puntiamo lo sguardo sul Paese del Sol Levante, presentando le opere di due autori giapponesi molto conosciuti anche in Occidente: Murakami Haruki con «Uomini senza donne» e Yasunari Kawabata con «La casa delle belle addormentate».  di Francesco Caroli La copertina della prima edizione Einaudi (2015) di &#8220;Uomini senza donne&#8221; di Murakami Haruki «A VOLTE perdere una donna significa perderle tutte», è il pensiero di Murakami Haruki, uno dei più conosciuti scrittori giapponesi nel mondo, in uno dei suoi libri più famosi, di qualche anno fa: Uomini senza donne (Einaudi, 2015). Pagine in cui nonostante il loro sorprendente splendore si rende tuttavia evidente come è ancora considerata la donna nella società nipponica: un corollario che deve sostenere l’uomo in tutto e per tutto, confortandolo con la sua bellezza – soprattutto – e la sua devozione. Dopo aver perso una donna, scrive Murakami Haruki, si entra in un mondo diverso, quello degli uomini senza donne, dove «anche la vibrazione dei suoni è diversa». Tutto sembra differente: il modo di schiarirsi la gola, la velocità di crescita della barba, gli sguardi che gli altri ci lanciano, gli [...]]]></description>
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		<title>«Trilogia della città di K&#8221; di Agata Kristof, uno dei cento libri che bisogna leggere</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 16:41:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riprendiamo con un&#8217;altra formula la rubrica che ha come obiettivo quello di invogliare alla lettura. Come altre volte abbiamo già rimarcato, in questi ultimi anni, per tutti, o quasi tutti, leggere non è più una priorità assoluta. Si preferisce “navigare” in internet su tablet e cellulari, alla ricerca di un qualcosa che ci aiuti a trascorrere il tempo libero. E questo è valido anche per chi in un più o meno recente passato aveva sempre un libro a portata di mano. Ora questa sana abitudine si va perdendo… E non è un bene. Umberto Eco amava dire: «Chi non legge, a settant&#8217;anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5 mila anni: c&#8217;era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l&#8217;infinito… Perché la lettura è un&#8217;immortalità all&#8217;indietro». Presentiamo con piacere in questa occasione il romanzo di Agota Kristof, Trilogia della città di K, una vera e propria “favola nera” che ha come ultimo e principale messaggio quello di un anelito duro a morire: il senso della libertà dei popoli e delle persone.  Due gemelli in fuga verso la libertà La copertina della prima edizione della &#8220;Trilogia della città di K&#8221; di Agata Kristof  (Einaudi, 1998) «Arriviamo dalla Grande città. [...]]]></description>
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