A Martina Franca la terza edizione del festival promosso da Sud Est Donne
Un “altro genere di forza” per prevenire e contrastare la violenza di genere
SONO STATE “quattro giornate per incontrarsi, condividere esperienze e trasformare la forza individuale in forza collettiva”. È quanto si afferma da parte dell’associazione di promozione sociale Sud Est Donne che dal 22 al 25 ottobre 2026 ha dato il via ad “Un altro genere di forza”, il festival promosso dalla stessa associazione con il sostegno del Comune di Martina Franca e del Comune di Locorotondo quest’anno il festival, giunto alla sua 3° edizione, ha coinvolto per la prima volta anche Locorotondo, ampliando lo spazio di partecipazione e le relazioni tra le comunità della Valle d’Itria: al centro di questa edizione il concetto di corpo collettivo. In quattro giorni di incontri, talk, presentazioni, mostre, spettacoli teatrali e momenti musicali si sono condivisi “nuove lenti per riconoscere come patriarcato, razzismo, guerre e disuguaglianze attraversino i corpi delle donne in modi diversi e provare a costruire alleanze capaci di superare confini e appartenenze”.
«L’Amministrazione comunale di Martina Franca – hanno affermato Elena Convertini, assessora alle Politiche Sociali, e Carlo Dilonardo, assessore alle Attività Culturali – sostiene “Un altro genere di forza” perché promuovere una cultura di genere è un lavoro che riguarda tutta la comunità e che si fa ogni giorno nelle scuole, nei servizi e nei luoghi in cui le persone si incontrano. Il contrasto alla violenza contro le donne e a ogni forma di discriminazione passa anche da occasioni come questa, e ringraziamo Sud Est Donne per i suoi vent’anni di impegno accanto alle donne invitando cittadine e cittadini a partecipare».
Dello stesso avviso Giulia Sannolla, assessora alle Politiche Sociali del Comune di Locorotondo: «Come Amministrazione comunale abbiamo scelto di aderire e sostenere con convinzione la terza edizione del Festival “Un altro genere di forza”. La prevenzione e il contrasto a ogni forma di discriminazione e di violenza di genere non possono affidarsi a interventi isolati, ma richiedono la costruzione di una rete solida e di un vero e proprio “corpo collettivo”. Solamente unendo le forze e intrecciando le competenze delle istituzioni e del territorio possiamo scardinare i modelli culturali patriarcali e le disuguaglianze, garantendo a ogni persona il diritto all’autodeterminazione, alla sicurezza e al rispetto».
Il festival nasce dal lavoro quotidiano di Sud Est Donne nel contrasto alla violenza maschile contro le donne, le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere e le oppressioni che si intrecciano con razzismo, abilismo, classismo e disuguaglianze sociali. Da questo impegno quotidiano, nasce e continua l’impegno nel dare forma a un atto di resistenza e bellezza “In un tempo attraversato da disuguaglianze, violenze e tentativi di limitare o distruggere l’autodeterminazione delle persone – ha sostenuto Angela Lacitignola, curatrice artistica e organizzativa del festival – ritrovarsi, condividere esperienze e costruire alleanze diventa un gesto profondamente politico significa costruire il corpo collettivo e la sua forza. Abbiamo scelto questo argomento non a caso nell’anno in cui celebriamo, come Sud Est Donne, i nostri 20 anni di vita insieme”.
Il festival è stato inaugurato, giovedì 22 ottobre, a Locorotondo, nella Sala Don Lino Palmisano (Villa Mitolo), alla presenza del sindaco di Locorotondo, Vittorino Smaltino, dell’assessora al Welfare e Pari Opportunità, Giulia Sannolla e dell’assessora alle Politiche Sociali di Martina Franca, Elena Convertini. Per l’occasione è stato presentato il progetto “Itinerario di genere in Valle d’Itria” e inaugurata la mostra “Le Migranti” , in collaborazione con Toponomastica Femminile. Nella stessa serata, nell’Auditorium G. Boccardi dell’I.I.S.S. “Basile Caramia – Gigante”, la compagnia Burambò, con Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli, ha portato in scena lo spettacolo per famiglie (dai 6 anni in su) “Cenerentola 301”, una riscrittura della fiaba in cui la protagonista cerca la propria voce e sceglie il proprio futuro.
Venerdì 23 ottobre, ci si è spostati invece a Martina Franca, per una giornata interamente dedicata al mondo della scuola: al mattino, il Liceo Tito Livio il corso di autodifesa Wendo per adolescenti, la presentazione del fumetto “Ma siamo ancora qui a parlarne?” con Cleo Bissong. Nel pomeriggio, spazio a “Un altro genere di scuola”, un confronto con la Rete Educare alle Differenze per costruire alleanze tra scuole, famiglie, studenti e studentesse, associazioni e Centri Antiviolenza.
La sera del 23 ottobre , al Piccolo Teatro Valerio Cappelli di Martina Franca, si è aperto con il Premio “Un altro genere di forza”, assegnato alla delegazione della Global Sumud Convoy. A seguire, Sanam Naderi, con il Teatro dell’Argine, è stata protagonista protagonista di “Ragazza Blu”, uno spettacolo che intreccia il suo desiderio adolescente di entrare in uno stadio a Teheran con la storia di Sahar Khodaiari, diventando un racconto di libertà e resistenza.
La mattina di sabato 24 ottobre aPalazzo Ducale di Martina Franca, vi sono stati due laboratori: “La forza del corpo collettivo”, a cura di Alessandra Chiricosta, e “La memoria come atto politico: il passaggio da vittima a testimone”, a cura di Erminia Rizzi. A seguire il momento di “20 anni di Sud Est Donne. Una storia collettiva”. Nel pomeriggio il festival si è articolato tra Martina Franca e Locorotondo: a Martina Franca, si è svolto “Pleasure Body” a cura di Giorgia Nardin e il “Laboratorio di Fanzine” con Cleo Bissong, seguito dalla presentazione del suo fumetto “Ma siamo ancora qui a parlarne?”, in collaborazione con Manuscripta. A Locorotondo, presso la Sala Don Lino Palmisano, Alessandra Chiricosta ha condotto il laboratorio “Nutrire e difendere collettivamente il corpo-territorio”. Alle 18.30, l’autrice ha presentato il suo libro “Muoversi nello spazio senza chiedere permesso”, proseguendo la riflessione sul corpo e sulle pratiche di libertà.
E ancora, la serata di sabato 24 ottobre è culminata con il concerto “Un altro genere di musica”, curato dalla cantautrice Erica Mou, del Laboratorio Artistico della Fondazione Una Nessuna Centomila. Erica Mou, insieme ad altri artisti e artiste, ha dato vita a una serata corale che ha visto tra le ospiti le Faraualla, Nunzia Antonino e Molla. Durante il concerto sono stati raccolti fondi destinati ai percorsi di autonomia delle donne che stanno uscendo dalla violenza.
L’ultima giornata del festival, domenica 25 ottobre, si è apertaa al Palazzo Ducale di Martina Franca, con il seminario “L’autodifesa delle donne. Pratiche, diritto, immaginari nella storia”, a cura di Alessandra Chiricosta, e con “Io sono ciò che mi serve”, il laboratorio di body mapping condotto da Ndack Mbaye. Nel pomeriggio, Claudia Fauzia ha condotto il laboratorio “Un altro genere di autodifesa. Quando a colpire non è una persona ma un sistema”. I temi emersi sono stati al centro di “La parola si fa collettiva”, un confronto aperto con Fauzia, in collaborazione con Incolto, per condividere riflessioni, esperienze e strategie di resistenza. La giornata si è conclusa con “Dalla parola alle azioni, dal festival alle inter-azioni per il nostro futuro e quello del pianeta”, un momento per tradurre il confronto in prospettive di impegno collettivo.
Per tutta la durata del festival sono state inoltre visitabili la mostra “Ma siamo ancora qui a parlarne?”, con le tavole della fumettista Cleo Bissong, a cura di Manuscripta, e l’installazione “Il resto delle Parole”, a cura di Ira Panduku.







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