ILNUOVOPAESE.IT di sabato 10 ottobre 2026, Numero 5 (Anno XVI) - IN COPERTINA
Come “scatole vuote”. Al tempo dei social, l’omologazione della destra e della sinistra

Destra e sinistra in politica ormai parole vuote, senza più contenuti. (Immagine Google, da “lapoliticaitaliana.it”)
di Oreste Roberto Lanza
L’ATTUALE CONCETTO di destra e sinistra è ormai diventata una coppia di scatole vuote. Svuotate delle radici storiche ideologiche e riempite di parole d’ordine utili solo per la comunicazione social. Nel panorama politico odierno, le vecchie categorie nate nella Francia del 1789, faticano a interpretare la complessità della globalizzazione e delle transizioni tecnologiche ed ecologiche.
La distinzione classica — la sinistra orientata all’uguaglianza sociale, alla tutela dei lavoratori e ai diritti collettivi; la destra focalizzata sull’ordine, sull’iniziativa privata, sull’identità nazionale e sulla tradizione — appare oggi sbiadita e spesso confusa da un pragmatismo di governo che unifica le scelte economiche dei diversi schieramenti. Questa evaporazione identitaria svela una profonda ignoranza della storia contemporanea. Abbiamo forse dimenticato che le grandi conquiste del secolo scorso – dallo Stato sociale allo Statuto dei lavoratori – sono state il frutto di visioni ideologiche forti, capaci di interpretare la realtà materiale delle persone. Oggi invece la politica vive in un eterno presente, schiacciata sull’ultimo post social o sul sondaggio della settimana.
Senza memoria storica, i partiti non riescono a elaborare strategie a lungo termine, trasformandosi in tal modo in comitati elettorali che gestiscono soltanto l’esistente anziché trasformarlo.
La sensazione diffusa è che la distinzione sopravviva più come brand elettorale che come reale alterità di programmi e di visione del futuro. Quando i mercati finanziari, i vincoli di bilancio sovranazionali e le grandi multinazionali tecnologiche dettano l’agenda globale, i margini di manovra della politica nazionale si restringono drasticamente, uniformando le risposte di Destra e Sinistra alle crisi economiche e sanitarie.
Spesso assistiamo a un paradosso: una sinistra che difende le élite cosmopolite e i mercati aperti, e una destra che si fa portavoce dei ceti popolari e del protezionismo statale, ribaltando i ruoli tradizionali. Senza la memoria del Novecento, delle sue conquiste sociali, dei suoi totalitarismi e del riformismo socialdemocratico che ha costruito il welfare state europeo, i cittadini e le classi dirigenti perdono la bussola interpretativa. L’assenza di coordinate storiche trasforma il dibattito politico in un eterno presente, costruito da slogan polarizzanti ma privi di profondità e di prospettiva a lungo termine. In questo scenario, definito sociologicamente come “tempo liquido” per la fluidità e l’assenza di punti di riferimento stabili, i Comuni e i territori non hanno bisogno di guerre ideologiche astratte, ma di risposte concrete e di prossimità. Le comunità locali necessitano di infrastrutture materiali e digitali efficienti, di servizi sanitari accessibili, di scuole sicure, di politiche per il lavoro giovanile e di una reale transizione ecologica che non penalizzi le fasce più deboli della popolazione.
I territori chiedono una governance flessibile, investimenti sulla sicurezza idrogeologica e la valorizzazione delle specificità culturali ed economiche locali.
Per arginare lo spopolamento e la frammentazione sociale, i Comuni hanno bisogno di ritrovare il senso della solidarietà comunitaria e della sussidiarietà, riscoprendo la politica non come scontro di etichette obsolete, ma come cura quotidiana del bene comune.
Il “bene comune”: che bella parola! Il bene comune appartiene alla politica vera, quella che Aldo Moro identificava come opera di dialogo e ricerca della verità, quella che richiede un impegno costante contro le insidie del quotidiano. Ma di questi tempi c’è evidentemente poco fieno buono nel fienile perché tanti bambini cercano solo il posto al sole.




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