MARTINA FRANCA - Cala il sipario alla 52esima edizione della rassegna del Belcanto
Al Festival della Valle d’Itria 2026 va in scena il mito del Mediterraneo. Ed è sold out!

Magia pura nell’Atrio del Palazzo ducale di Martina Franca. La prima nota del Festival della Valle d’Itria 2026, spiega come mai questo spazio storico sia diventato il cuore pulsante della cultura del Belcanto in Puglia (Foto originale Festival Valle d’Itria)
di Oreste Roberto Lanza
L’EDIZIONE NUMERO cinquantadue del Festival della Valle d’Itria, che si è svolta dal 14 luglio al 2 agosto 2026 a Martina Franca, ha chiuso i battenti con un trionfale sold out per la prima assoluta della versione originaria – come da tradizione secondo statuto – della Carmen di Bizet a Palazzo Ducale, consacrando in tal modo il tema del “Mediterraneo“.
Quello del Festival del Belcanto continua ad essere durante l’estate un evento di straordinaria importanza per Martina Franca. Questo storico appuntamento, che ogni anno riempie la bianca città della valle d’Itria di grande cultura musicale, proprio nell’edizione 2026 ha trovato ancora maggiore attenzione attraverso un elevato riscontro di critica e pubblico. Continue repliche e ripetuti sold out a Palazzo Ducale, il cuore pulsante del Festival in tutti questi anni, stanno a testimoniare il valore filologico e innovativo impresso dalla direttrice artistica e compositrice Silvia Colasanti. A questo si deve ancora aggiungere una grande diffusione territoriale. Come nel caso del successo della rassegna “In Orbita”, capace di portare la musica e l’arte nelle piazze, nei chiostri storici (come quello di San Domenico e del Carmine) e nelle contrade di Martina Franca, Cisternino e Locorotondo. Un appuntamento che ha ben saputo celebrare il tema “Mediterraneo”, come culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie.
Fondata nel 1975 da Alessandro Caroli, la cui opera è stata proseguita dalla Fondazione Paolo Grassi, il Festival della Valle d’Itria è sempre stata una rassegna musicale che ha unito la storica riscoperta di opere rare ai grandi eventi: quest’anno con il dittico Pulcinella e La favola di Orfeo, la prima versione della Carmen (1874) e Lo schiavo di sua moglie di Provenzale.
Anche in questa edizione dunque l’intera rassegna continua a ribadire, anche senza la presenza dei suoi storici fondatori (Alessandro Caroli, Paolo Grassi e Franco Punzi), che senza questo importante appuntamento Martina Franca non potrebbe più vivere la sua estate di grande ribalta. Una costola di cultura intensa senza la quale questo territorio perderebbe parte della sua luce intensa, che governa ormai da oltre cinquant’anni la comunità della valle d’Itria.
Viene perciò riconfermata la centralità della kermesse concertistica ed operistica come laboratorio d’ascolto e ponte di pace tra i popoli attraverso la musica. L’aver ritrovato sulla sua strada capolavori da tempo non ascoltati ha fatto lievitare in modo esponenziale il territorio e la sua promozione turistica.
Il cartellone di questa edizione ha ospitato la rarità barocca de Lo schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale e un evento di grande rilievo musicologico come la messa in scena della primissima versione della Carmen di Georges Bizet del 1874. Insieme a tutto questo un grande impatto emotivo è stato il lavoro di Marco Baliani, intitolato Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino, un racconto in musica dedicato alle migrazioni e alle sfide umanitarie del Mediterraneo, affiancato da momenti di riflessione nel Chiostro di San Domenico, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana. Senza dimenticare la Prima con l’inaugurazione del festival con un folgorante dittico al Palazzo Ducale che ha accostato il Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella, diretti da Nicolò Umberto Foron e con la regia di Jean Renshaw. Insomma per dirla tutta, anno dopo anno, edizione dopo edizione, le piazze, i chiostri e il grande ritrovo storico di Palazzo Ducale sono diventati il rifugio ideale per gli amanti del belcanto e della ricerca musicologica rigorosa. Allora la domanda che qualcuno si è fatto alla chiusura del sipario di questa edizione, è stata:”Si può viaggiare restando fermi in una piazza barocca, o bisogna per forza attraversare il mare per capire che il mare siamo noi?”



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