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MARTINA FRANCA - Le manifestazioni per la giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate.

Custode di pace e di libertà. Ma oramai il 4 novembre è una festa stanca

di Oreste Roberto Lanza

La bandiera italiana (immagine Amazon)

La bandiera italiana

MA IL 4 novembre è semplicemente una data sul calendario civile, o un profondo viaggio collettivo nel cuore della nostra identità nazionale?
In effetti si tratta di una festa ormai stanca, poco sentita anche perché la storia di questo evento è poco studiata, soprattutto nelle scuole. Una data che si ricorda a fatica, anche perché la storia, come la memoria, non è più un ingrediente essenziale della nostra quotidianità. In questa giornata, l’intera penisola si ferma per celebrare la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, istituita per ricordare l’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti nel 1918. Quel momento storico non segnò soltanto la fine della sanguinosa Prima Guerra Mondiale per l’Italia, ma portò a compimento il lungo e sofferto disegno risorgimentale di unificazione del Paese. È il giorno in cui la memoria dei tantissimi giovani sacrificati al fronte si unisce al riconoscimento verso chi oggi difende i valori democratici. Mentre a Roma le massime cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria, le singole comunità locali custodiscono questa eredità con cerimonie cariche di emozione e significato. Tra queste realtà spicca la città di Martina Franca, che ogni anno trasforma la ricorrenza in un momento solenne di raccoglimento e forte partecipazione civica. Il legame tra l’Amministrazione Comunale, le associazioni dei combattenti e il 16° Stormo dell’Aeronautica Militare — orgoglio e presenza vigile sul territorio che conferisce all’evento un’atmosfera unica — è tangibile. A Martina Franca le celebrazioni seguono un rituale radicato e suggestivo: la mattinata si apre con la partenza del corteo istituzionale da Piazza Roma, guidato dal Sindaco e dal Comandante. Appuntamento con il coinvolgimento delle nuove generazioni. Gli studenti delle scuole locali non sono semplici spettatori, ma parte attiva della cerimonia: con la lettura di riflessioni e pensieri sulla pace, sul ripudio del conflitto e sulla solidarietà, i ragazzi dimostrano che il ricordo non è un freddo esercizio nostalgico, ma un impegno quotidiano. Il passaggio ideale del testimone della memoria avviene proprio lì, tra il rigore delle divise e gli sguardi accesi degli alunni. Ma la domanda che in molti si fanno è: i pensieri letti dai ragazzi sono da loro stessi scritti? Credono fino in fondo a quelli che eventualmente scrivono? Ma tant’è. Il 4 novembre non è una celebrazione imposta da una legge o da una norma precettiva. È un appuntamento per riflettere su quel preciso momento storico che si concluse con l’armistizio firmato dall’Italia a Villa Giusti insieme agli austriaci, ormai logorati dalle lotte interne al proprio Impero, il 3 novembre del 1918. Un armistizio debole, che entrò in vigore il 4 novembre del 1918. Fu grazie ad Armando Diaz, che sostituì Cadorna in quei frangenti, se le truppe italiane riuscirono a recuperare un po’ di morale. Fu Diaz a presentare la guerra ai soldati italiani come una lotta per un giusto ordine interno e internazionale. Sullo sfondo di tutto questo c’è quel fatidico anno 1917, in cui Cadorna ordinò una serie di offensive sull’Isonzo dai risultati modesti e dai costi umani ancora più pesanti rispetto al passato. Una vittoria che ci portò nella Reggia di Versailles, il 18 gennaio del 1919, a sederci in seconda fila dietro all’americano Wilson, al francese Clemenceau e al britannico Lloyd George. Tanti morti su cui riflettere veramente, alla luce di un’attualità che non promette nulla di buono per il futuro dei nostri figli e nipoti. Il 4 novembre dovrebbe a far ricordare a tutti l’Unità Nazionale è un bene prezioso e fragile, un legame indissolubile che va protetto, onorato e tramandato ogni giorno con orgoglio e profonda gratitudine.


2g

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