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ILNUOVOPAESE.IT del 9 maggio 2026, Numero Zero (Anno XVI) - IN COPERTINA

IL “NUOVO PAESE” DI NUOVO IN RETE OGNI MESE PER UN’INFORMAZIONE CHE TORNI A FAR PARLARE I FATTI E LE PERSONE

La professione del giornalista  "moderno" non può abbandonare i tradisionali strumenti: penna e taccuino (Foto di Robert H. Goun - Immagine Google Creative Commons)

La professione del giornalista non può abbandonare del tutto i tradizionali strumenti del suo lavoro nella raccolta delle notizie: penna e taccuino (Foto di Robert H. Goun – Immagine Google Creative Commons)

Riprendiamo ancora una volta il nostro cammino nel campo dell’informazione giornalistica dopo una pausa che è servita a ridefinire i nostri ambiti di competenza di un giornale online di qualità che faccia parlare i fatti e le persone. E anche questa volta circoscriviamo i nostri spazi: la nostra periodicità diventerà mensile, con articoli che verranno messi in rete il primo sabato di ogni settimana piena. Saranno ogni volta sette articoli, tanti quanti permette l’impostazione nell’anteprima del nostro sito. In questo primo Numero Zero si inizia con una riflessione di Oreste Roberto Lanza sul ruolo e la professionalità che dovrebbe avere il “giornalista” nel cercare di adempiere al suo compito: informare con correttezza e professionalità chi ci legge. E in questi tempi “bui” (con il pianeta percorso per la prima volta dopo tanto tempo da pericolosi venti di guerra e da un futuro che non si sa ancora ridisegnare nei confronti di un cambiamento climatico che appare irreversibile se non mettono in atto le giuste politiche globali nel nostro vivere quotidiano) prende sempre più spazio un giornalismo che sia maestro di “periferia”. (F.C.)

L'informazione al tempo dell'AI (Geralt - Da Pixabay)

Il Nuovo Paese e l’informazione al tempo dell’AI (Immagine Geralt – Da Pixabay)

Il giornalista “moderno”? Che sia un maestro di periferia

di Oreste Roberto Lanza

“IL DOVERE dell’informazione è raccontare i fatti col rispetto della dignità di ogni persona”. È un pensiero questo che rappresenta indubbiamente il nucleo etico del giornalismo moderno, cercando ogni volta di creare un necessario equilibrio tra il diritto di cronaca (salvaguardando al contempo il diritto dei cittadini ad essere informati) e la tutela fondamentale della persona. Un’idea che negli ultimi anni si è fatta pensiero e poi regola scritta sui manuali di giornalismo. Ma, evidentemente, essa è poco letta, poco considerata e di conseguenza molto poco applicata.
Nel partecipare in prima persona a diversi corsi sull’informazione, molti di essi tenuti sulla piattaforma dell’Ordine, non solo per acquisire crediti ma per formare le personali capacità di acquisire quante più informazioni necessarie nella pratica giornalistica, ci si è accorti che in modo evidente il “vero” giornalismo non consiste solo nel “raccontare i fatti” in maniera asettica, ma – nel farlo – non bisogna soprattutto spettacolarizzare il dolore a scapito della dignità delle persone, evitando il sensazionalismo che spesso trasforma le notizie in mero intrattenimento.
Rispettare la dignità non significa tacere i fatti, ma descriverli con un linguaggio corretto e misurato (continenza espressiva), garantendo che la narrazione sia accurata e non discriminatoria. La sensazione forte è stata, in varie occasioni, che una corretta informazione può diventare decisiva per contribuire a superare le crisi divenendo nel contempo autorevole e credibile e, a specchio, far diventare autorevole e credibile il giornalista stesso.
Proprio in questi tempi difficili, con il mondo attraversato in lungo e in largo da venti di guerra, con l’odio che si è fatto verbo e naviga libero e violento sui social, il giornalista può contribuire a portare luce autentica nelle vite delle persone, percorrendo indubbiamente una strada impervia, dove le paure e gli allarmi sociali sono all’ordine del giorno.
Una libera e corretta informazione è il principale baluardo della democrazia, che va sempre sostenuta ponendo il proprio sguardo oltre la solita ritualità.
Un giornalista – è la personale opinione – porta con sé il dovere più grande di quelli codificati: accompagnare una vera crescita non solo sociale ma anche culturale tra i propri lettori. Il giornalista non è quello che si accoda agli altri nel dare la stessa notizia o nel raccontare lo stesso fatto già raccontato da tutti gli altri. Il suo ruolo non codificato deve essere quello di un “maestro di periferia”, che propone e suggerisce la lettura dei fatti, dei nuovi avvenimenti, che possano incentivare e incuriosire alzando il livello critico che ogni individuo possiede.
Il giornalista – maestro di periferia – in un’epoca come la nostra dominata dalla rapida informazione che deve raggiungere velocemente i grandi e piccoli centri urbani, dal centro alla periferia, emerge quindi come una figura fondamentale, capace di trasformare la narrazione dell’attuale degrado in storie di speranza, agendo come collante sociale. Non solo dunque mera cronaca, bianca o nera, ma contenuti nuovi che possano riaccendere la memoria solleticando il ricordo di tempi passati, di personalità che hanno contribuito a far crescere un paese, un territorio e che hanno lasciato indicazioni e valori essenziali da vivere in un tempo normale. Il giornalista di periferia può essere quello che aiuta a dare voce a chi non ha voce, che aiuta la persona a ritrovare intatta la propria quotidianità, il proprio baule carico di esperienze essenziali, dentro al quale vi sono persone a noi vicine, gli oggetti importanti, i suoni e le parole che possano aiutare ognuno ad alzarsi per non continuare ad essere semplicemente delle meteore nella contemporaneità. Diventare giornalista di periferia, sembra essere quindi un’idea nuova per rappresentare un valore aggiunto, come un educatore civico che dona le proprie conoscenze agli altri, promuovendo dibattiti sul tempo che scorre. Al di là di tutto e in maniera indipendente, spoglio di qualsiasi forma di orientamento, il giornalista di periferia è quello che deve cercare di evolversi dal tradizionale ruolo di cronista in un facilitatore di comprensione e di guida critica. E i suoi strumenti devono essere l’emozione e la passione nel fare corretta informazione, sotterrando nel cassetto della propria scrivania il tesserino professionale. Del resto chi fa informazione deve rispondere solo a se stesso nel cercare di essere comunque e sempre imparziale.

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