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TEATRO - Il 25 maggio al "Cappelli" di Martina Franca la rappresentazione sull'artista del '600

Con Artemisia, i colori del talento. Quando in una donna si ritrova lo spirito di Cesare

La locandina della rappresentazione teatrale
La locandina della rappresentazione teatrale

La locandina della rappresentazione teatrale

“Teatrovocantando”  metterà in scena lunedì 25 maggio al teatro Cappelli di Martina Franca (Taranto) “Magistra artium Artemisia – I colori del talento: troverai lo spirito di Cesare nell’anima di una donna”. Si tratta di una trasposizione scenica, con la regia di Giuliana Satta, della vita e dell’opera di Artemisia Gentileschi, l’artista seicentesca alla quale si devono molte opere pittoriche con gli stilemi tardo-manieristi. Qui di seguito il comunicato delll’associazione teatrale sull’opera che verrà presentata.

«Si tende, quando si parla di un’artista silenziata per anni, ad evidenziarne solo gli aspetti scabrosi della sua vita, come se una donna non possa avere un talento che non derivi da uno stupro, dalla possessività di un padre o, meglio, dalla sua invidia. Ogni atto creativo di una donna è sempre legato ad un uomo per la mentalità comune, come se la donna-ombra ferita debba riscattarsi da questo. Eppure Artemisia rivela doti artistiche e creative sin dalla più tenera infanzia, mentre i suoi fratelli arrancano a comprenderne i più basici concetti.
«In un’epoca dominata dalla controriforma tutti gli artisti sono impegnati a soddisfare i desideri dei loro committenti religiosi. Artemisia va oltre. Li rappresenta con una tale veridicità che i personaggi sembrano vibrare di intensità. Rappresenta il suo corpo, non potendo accedere a modelle e modelli, attraverso lo specchio. Accoglie gli insegnamenti dei maestri ma poi ne fa uno stile unico, il suo. Viaggia, scopre, conosce, a dispetto della sua epoca e dei pettegolezzi dei suoi contemporanei. È la prima donna a far parte dell’Accademia del disegno di Firenze. Impara a leggere, scrivere e suonare il liuto, a dispetto delle regole dell’epoca. Si libera di mariti ed amanti autoreferenziali ed ingombranti crescendo da sola le uniche due figlie sopravvissute (Prudenzia e Francesca) nel rispetto delle arti e di se stesse. È una donna che assapora ogni aspetto della vita in tutta la sua forza, sia nel dolore che nell’amore, trasfigurandoli nella sua arte, rendendola eterna».

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