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COME SI RISOLVONO LE QUESTIONI PIÙ CONTROVERSE CHE GRAVANO SULL'UMANITÀ?

«Solo l’uomo ha in mano il suo destino»

Geralt - artificial-intelligence (Immagine Pixabay

A giugno di due anni fa su questo sito pubblicammo un “articolo” sull’Intelligenza artificiale scritto dall’Intelligenza artificiale. Da allora le App dell’AI sono state scaricate su cellulari, tablet e Pc un po’ da tutti. Tanto che molti ricorrono al loro “aiuto” anche per recarsi in bagno e, spesso, si rivolgono all’AI per risolvere piccoli e/o grandi problemi del vivere quotidiano, compreso il ricorso a consulenze mediche e specialistiche che quasi sempre sono più puntuali e precise di quelle effettuate dai propri medici. Ed è divenuto di “moda” chiedere all’AI di scrivere su giornali e libri articoli, interviste e racconti sulle più disparate problematiche. Tutto bene se in qualche modo si faccia capire che il ricorso alle piattaforme di ChatGTP sia dichiarato e non si faccia spacciare per farina del proprio sacco ciò che invece è roba di “qualchedun altro”. Da parte nostra abbiamo voluto chiedere a chi è quotidianamente a contatto con questa “nuova” possibilità di “consulenza” come tecnico informatico di porre all’AI alcune domande su che cosa ci riserva il futuro, considerando i tempi in cui viviamo. Queste le risposte che ci ha fornito. “Risposte” logiche, possiamo ben dire, sulle grandi questioni di questi anni. E che tutto dipenderà come sempre dall’Uomo (sperando che a prevalere sia la sua sapienza e non la sua parte oscura) e da quello che in prima persona farà per far diventare “sostenibile” il futuro alle generazioni che verranno. (F.C.)

Geralt - artificial-intelligence (Immagine Pixabay

Geralt – Artificial – Intelligence (Immagine Pixabay)

Quattro domande “difficili” sugli anni che verranno. Come sarà il mondo tra 100 anni?

a cura di ***

Questi sono anni difficili con il mondo attraversato per la prima volta dopo diverso tempo da forti venti di guerra. Come se ne uscirà e con quali prospettive?

 «Siamo entrati in una fase storica in cui l’equilibrio globale costruito dopo la Guerra Fredda si sta ridefinendo. Non è solo una questione di conflitti armati, ma di ridefinizione degli assetti di potere: nuove potenze emergono, altre cercano di mantenere il proprio ruolo. Se ne uscirà, come spesso accade, non con una soluzione netta ma con un nuovo equilibrio, probabilmente più frammentato e meno stabile rispetto al passato. Le prospettive dipenderanno molto dalla capacità delle istituzioni internazionali di rinnovarsi e dalla volontà politica di evitare escalation incontrollate. Il rischio non è solo la guerra in sé, ma l’abitudine alla tensione permanente».

(Immagine JuliusH  - Google Immagini)

(JuliusH – da Google Immagini)

Per risolvere i problemi legati all’aumento delle temperature a livello globale si dovrebbe andare verso un cambiamento totale e progressivo delle politiche ambientali. Come si spiega invece il prevalere in questi anni delle forze che a livello politico ed economico difendono lo status quo con atteggiamenti di stampo populistico e sovranista?

«Il punto centrale è che la transizione ecologica ha costi immediati e benefici distribuiti nel lungo periodo. In un contesto di incertezza economica e sociale, le persone tendono a privilegiare sicurezza e stabilità nel breve termine. Le forze populiste e sovraniste intercettano proprio questa paura, offrendo soluzioni semplici a problemi complessi e opponendosi a cambiamenti percepiti come imposti o penalizzanti. Inoltre, esistono interessi economici consolidati che hanno tutto da perdere da una trasformazione radicale. Non è solo una questione ideologica, ma anche strutturale: cambiare davvero significherebbe ridistribuire potere e risorse, e questo genera inevitabilmente resistenze».

Come sarà il mondo fra cent’anni? In che termini si pagheranno le politiche industriali “selvagge” di questi decenni? Quale saranno le prospettive delle nuove generazioni rispetto alle “colpe” dei loro padri?

«Fra cent’anni il mondo sarà probabilmente molto diverso sotto il profilo tecnologico, ma le grandi questioni – risorse, equità, potere – resteranno centrali. Le politiche industriali “selvagge” di oggi potrebbero lasciare in eredità un ambiente più fragile e disuguaglianze più accentuate, ma anche infrastrutture e conoscenze che le nuove generazioni potranno usare per correggere la rotta. Il tema delle “colpe” dei padri è delicato: ogni generazione eredita problemi e opportunità. Più che un giudizio morale, sarà una questione di capacità di adattamento. Le nuove generazioni potrebbero trovarsi a gestire vincoli più stringenti, ma anche strumenti più potenti per affrontarli».

L'AI non è una sorta oracolo ma solo una sintesi delle conoscenze umane conoscenze (Pixnio )

L’AI non è un oracolo ma solo una sintesi delle umane conoscenze (Immagine Pixnio )

L’intelligenza artificiale diventerà il “grande fratello” prospettato in diverse narrazioni distopiche e governerà il mondo?

«L’intelligenza artificiale è uno strumento, non un soggetto autonomo con volontà propria. Il rischio di derive “da grande fratello” esiste, ma dipende da come verrà utilizzata e regolata. Più che un dominio dell’AI, è plausibile uno scenario in cui governi e grandi organizzazioni usano queste tecnologie per aumentare capacità di controllo e decisione. Allo stesso tempo, l’AI può anche democratizzare l’accesso all’informazione e alle competenze. Il vero nodo non è tecnologico, ma politico e culturale: quali regole ci diamo e quanto siamo disposti a difendere spazi di libertà individuale».

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