«Leggi tu, leggo anch'io... leggiamo insieme». I libri che rendono più ricca la nostra vita
Dalla scoperta al sopruso: il racconto di un osso nel romanzo di Roberto Macchiarelli
Ritorniamo con la rubrica sui libri presentando il romanzo del paleoantropologo Roberto Macchiarelli, nostro collaboratore, dal titolo un po’ misterioso: «L’osso di Tournai». Il libro è stato pubblicato nel febbraio 2025 dall’editore romano Edizioni Progetto Cultura ed esiste già la versione in lingua francese curata dalle Éditions Chloé des Lys.
Tra intrighi e passioni il dietro le quinte di una cronistoria di avvenimenti e scoperte nel mondo della ricerca
CERTAMENTE NEL nostro Paese sono rari, rarissimi, i ricercatori che comunicano al grande pubblico le loro conoscenze e condividono le loro esperienze professionali attraverso opere che non siano saggi tematici, pur se di taglio divulgativo. Per i non addetti ai lavori, per chi non trascorre le proprie giornate in camice bianco in un laboratorio, oppure scavando qualche antico sito in un angolo sperduto del pianeta, per chi non ne è a contatto diretto, il mondo della ricerca scientifica, il mondo accademico, rimangono dimensioni affascinanti proprio perché misteriose.
Tra avventura e ritratti di variegati personaggi, tra cronaca serrata e stati d’animo altalenanti, tra il ridicolo e il drammatico, il comico e l’imbarazzante, fino agli estremi del torbido sconcertante, L’osso di Tournai – romanzo del paleoantropologo italo-francese Roberto Macchiarelli – ci racconta da dietro le quinte e senza filtri gli intrighi, le passioni, i conflitti di quel mondo attraverso una storia che si dipana tra Belgio, Francia, Italia e un fantomatico stato africano. Originale per tematica e contesto della narrazione, l’opera non è una cronistoria di avvenimenti e scoperte, né una scontata denuncia di abusi, ma una riflessione sull’umanità confrontata alla propria storia, alle origini più remote, una camera cachée che, attraverso lo sguardo schietto di un osservatore esterno – come potrebbe esserlo quello di qualsiasi lettore – esplora a varie risoluzioni il mondo della ricerca, non sempre limpido e romantico come si immagina, scrutandone le logiche e le dinamiche e rivelando meraviglie, miserie e tutta l’umana fragilità di un quotidiano sconosciuto, talvolta inquietante e spietato. Qui la scienza viene resa in tutte le sue componenti: le grandi intuizioni e i flagranti errori, i sani entusiasmi e le inevitabili delusioni, il ruolo del rigore e quello del caso.
Come lo descrive Hugo Meijer, ricercatore a Sciences Po di Parigi, “vi sono romanzi che raccontano storie e altri che, attraverso il racconto, svelano mondi. L’Osso di Tournai appartiene a entrambe le categorie: è al tempo stesso una narrazione avvincente e un’opera che apre il sipario su un mondo tanto affascinante quanto impenetrabile”, una lettura “imperdibile per tutti coloro che sono affascinati non solo dalle origini e dall’evoluzione della nostra specie, ma anche dalla storia umana dietro le scoperte scientifiche”.
Si tratta effettivamente di una lettura sorprendente e avvincente, ma altresì sconcertante, che ci proietta in torbide dinamiche di scontri di ego, di lotte di potere, di meschinità e rivalità corrosive che si annidano dietro le meraviglie di scoperte straordinarie che scuote i fondamenti delle percezioni comuni squarciando angoli oscuri di ambienti che dovrebbero essere illuminati dalla disinteressata passione per la conoscenza. Di nuovo: intrigante, certo, ma anche frustrante.
DI COSA PARLA LA TRAMA
Il tema centrale del romanzo – l’origine della linea evolutiva umana e le controversie che la circondano – è di per sé di grande rilevanza scientifica, ma anche sociale e culturale. L’osso di Tournai è in qualche modo la versione trasposta e romanzata di avvenimenti prodottisi nel dominio delle emozionanti indagini sulle nostre origini, da sempre oggetto di vive discussioni e di acerbe polemiche rilanciate anche attraverso la stampa internazionale (tra i numerosi, un lungo articolo su questo dominio di ricerca è apparso ad esempio il 27 maggio dello scorso anno sul quotidiano The Guardian).
In questo potente affresco del mondo della ricerca, c’è un cattivo, un personaggio egocentrico e cinico piuttosto ignorante, ma accademico di potere e abile manipolatore – e fortunato, almeno fino ad un certo punto – con la sua “corte dei miracoli” costruita ad hoc di figuri a varie tonalità di grigio e grado di meschinità che gli assicurano il prestigio attraverso l’appropriazione di reperti e la manipolazione di informazioni. Ma il ruolo centrale è di Anna De Rosa, docente e ricercatrice professionale e perseverante che si confronta con un ambiente ostile di menzogne, silenzi, abusi, nel quale cerca di proteggere le aspirazioni degli studenti prima che finiscano nel cimitero delle illusioni e che confiderà le sue vicende ad un viaggiatore del tutto estraneo a quel mondo, incontrato per caso durante un viaggio in treno – Pascal – che le trasmetterà, senza volerlo, l’energia per rilanciarsi e andare fino in fondo. Il tutto tra gli ambienti e i colori vividi dell’Africa, culla dell’umanità e custode geloso dei suoi tesori fossili.
L’osso di Tournai, un reperto che potrebbe riscrivere un capitolo dell’evoluzione umana, è il catalizzatore narrativo di questo romanzo che ci porta per mano sul filo del labile confine tra l’immaginativo e la realtà.





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